Il gioco del Calcio è lo sport nazionale per eccellenza non solo in Italia; l'unico che unisce in un comune sentimento di entusiasmo e partecipazione tutte le fasce sociali e che riesce ad inchiodare l'attenzione ben prima e ben dopo l'ora e mezza di durata della partita. Che sia il mezzo televisivo o la visione diretta a comunicare le immagini del gioco, l'eccitazione del pubblico si mantiene sempre ad un livello molto alto e la tensione quasi mai si acquieta con la fine del gioco ma lo trascende e ha modo di scaricarsi, a volte molto lentamente, nelle strade cittadine, coinvolgendo anche chi l'incontro agonistico non l'ha guardato. E' un gioco che, proiettato oltre gli Stadi ufficiali, si reinventa quotidianamente nelle migliaia di campi sportivi più o meno improvvisati, nelle scuole e nei cortili delle case, ovunque si ritrovino un gruppo di ragazzi intorno ad un pallone.
L'intramontabile fascino del gioco del Calcio si concentra su due elementi fondamentali, uno piccolo ma di grande attrazione, il pallone, l'altro enorme e dominante, lo stadio. Tra questi due termini, minimo e massimo, si collocano i giocatori e il pubblico dei tifosi, i primi animano attivamente il gioco, i secondi seguono i movimenti dei primi senza perderli di vista un istante, li incitano ed è come se li sospingessero con la loro fortissima carica emotiva. Un tifoso non è solo un osservatore ma, nel sentimento collettivo di partecipazione all'evento sportivo, diventa un corpo e un'anima sola con i giocatori ed è come se anche lui, solo o insieme a tanti non importa, riesca a determinare le sorti agonistiche. Questo fenomeno sociale, sebbene antico, almeno dai primi decenni del secolo scorso fa parte integrante del nostro universo quotidiano, delle manie collettive, dei bisogni primari di molti di noi. Registrare questo fenomeno, con lo spirito di con-partecipazione, con la serena ottica dell'interesse culturale, con l'acuta indagine della curiosità è la sfida che hanno lanciato, nel tempo, giornalisti, fotografi, sociologi, filosofi, letterati ed anche ... artisti. E perché no, dal momento che l'arte, volutamente o inconsciamente, elabora, interpreta e trasmette tutti gli elementi di novità, di trasgressione, di alienazione e di immedesimazione collettiva? E si può anche ricordare che sono stati proprio gli artisti i primi "reporter sportivi" e che, senza voler risalire all'antica Grecia, nell'Italia rinascimentale sono stati gli artisti a rappresentare con disegni ed incisioni le regole, che piano piano si venivano a codificare, del gioco del pallone1.
Intenzione di questo saggio, tuttavia, non è elaborare una storia della rappresentazione artistica del gioco del Calcio, bensì esaminarne la vitalità in epoca più recente, e direi contemporanea, soprattutto per evidenziarne quei caratteri che eludono una mera, seppur erudita e sapiente, descrittività e, invece, si mescolano con un "sentire" quotidiano degli artisti che è, fondamentalmente, attenzione alla complessità del fenomeno calcistico, al suo essere abilità ludica, passione, gioia e immedesimazione. Proprio per questo motivo, perché il tema è in continua elaborazione e non è escluso che travalichi anche l'attuale fenomenologia, ho inteso iniziare il commento sulla interpretazione artistica dell'evento dalle ultime battute anziché dalle più remote, in una sorta di lettura a ritroso del tema del Calcio nell'arte italiana, perché più evidente sia la crescente coralità con la quale il fenomeno si esprime nei tempi più recenti e anche più approfondita l'analisi di contenuto e di immagine che gli artisti di oggi ne compiono.
E inizio, infatti, con un'artista delle ultime generazioni, Grazia Toderi, e con le riflessioni sul "tempio" del Calcio, lo Stadio, a commento del suo primo video ispirato al gioco del pallone, Il decollo, esposto alla Biennale di Venezia del 1999. .
"L'anello dello Stadio è uno spazio antico e perfetto di spettacolo, chiuso da mura, come una città medievale, ma aperto verso il cielo. Si crea al suo interno una comunità che si aggrega nella metafora del gioco, dove le regole sono completamente traslate dalla realtà e reinventate. Il gioco, che apparteneva all'infanzia dell'uomo, viene ripreso e amplificato e si sostituisce per un tempo determinato alla realtà quotidiana. Il conflitto a sua volta viene riportato alla condizione di gioco e nobilitato dall'aspetto agonistico, regolato da leggi che ognuno riconosce e accetta ..."2. Nell'opera di Toderi, messaggio visivo di lunga durata, lo Stadio ormai vuoto conserva ed amplifica l'eco del tifo tumultuoso che l'ha animato; esso esiste perché quell'animazione continua ad esistere quale essenza subliminare del gioco: spazio moderno dove si consuma ancora il rito ludico antico.
Tra gli artisti che più recentemente si sono dedicati al Calcio e che adottano medium più tradizionali, molti hanno cercato di superare la descrittività che pure l'argomento in sé offre, per porlo invece come spunto di riflessione poetica; è il caso dello scultore Vanni Penone e dell'audace scorcio del suo Calciatore in rovesciata del 1997, scultura classica quanto a materia (marmo di Carrara) e tecnica, carica di profonda poesia del movimento; gesto antico e nuovo che sostanzia il sentimento atavico del ludus. .
Trasfigurazione del campo di calcio è l'opera di Mario Schifano Abita a casa del diavolo (1990); l'uomo-artista ha assorbito il messaggio mediatico e gioca a ricomporlo fuori dal contesto, reinventa lo spazio del gioco, che diviene ora dimensione del "suo" gioco, lo investe di un significato fantastico; dal gioco del Calcio Schifano ha tratto lo spunto per una delle sue tante storie da raccontare. .
All'aspetto di "cartellone", di immagine visivamente invasiva, realizzata attraverso un puzzle di forme colorate, Ugo Nespolo delega il messaggio pseudopubblicitario che del gioco del Calcio vuole trasmettere. Le sue tavole, eseguite per i Mondiali del 1990, hanno infatti il titolo di Sport e colori; sdrammatizzare il tema e ridurlo ad un codice di facile e immediata lettura è l'obiettivo di Nespolo. Caricarlo di un falso significato mitico fino a dedicare ad esso un ironico monumento è, invece, quello di Valeriano Trubbiani. Pallamonumento (1987) sintetizza tutti gli elementi allusivi al gioco (pallone, scarpino, rete di contenimento del pubblico) e simbolici della velocità della sua azione (le farfalle) e li pone su un basamento di statua antica, dove due piedi frammentari riprendono il colore della carne al confronto con l'idolo moderno: il pallone. .
La stessa sottile ironia anima il collage Logogrifo e palloni di Ezio Gribaudo del 1980; gioco fantastico dell'artista sul mito del gioco del pallone, enigmatico e ammiccante: quante possibili combinazioni di puzzle dentro la struttura a gabbia della palla? Linguaggi ermetici, fascinosi, inquietanti e intriganti quelli utilizzati da Trubbiani e Gribaudo (ma in fondo anche Emilio Tadini e Agenore Fabbri si muovono in questa direzione), che pongono il fenomeno calcistico nella dimensione dell'intellettualità, del giocare sul gioco, volutamente lontana dalle implicazioni esistenziali, di relazione sociale, che il Calcio comporta. .
Il rapporto calciatori-pubblico è diventato, invece, uno dei temi più noti e ricorrenti in tutto l'arco dell'attività di Titina Maselli. Lo spunto dal quale l'artista parte non è né la conoscenza delle regole né la passione personale per tale particolare sport; si tratta, al contrario, dell'esaltazione del movimento fisico e del suo compenetrarsi con il tumultuoso sfondo stereoscopico dello Stadio: una sorta di comunicazione fibrillante di energia fisica e psichica incontenibili che tendono, nelle tele dell'artista, di dimensioni sempre molto grandi, ad evocare anche la confusione acustica dello Stadio, inteso come una sorta di grande organismo pulsante, carico di forze propulsive; è un momento di intensa e complessa realtà quello che Maselli ferma; non un fotogramma di una pellicola cinematografica (alla ripresa cinematografica spesso la sua arte è stata associata) ma un procedimento inverso, di sovrapposizione di tutti i fotogrammi possibili nella concentrazione massima dell'azione (Calciatori in azione, 1959; Tramonto nello stadio, 1973; Partita di calcio, 1982-84). E ancora procedimento di sovrapposizione e compenetrazione è quello utilizzato negli anni settanta nelle opere che assimilano i grattacieli di New York al campo sportivo, così come la sferzante velocità di attraversamento del treno metropolitano all'amplificazione visiva del trasporto del calciatore ferito (Treno, grattacielo, calciatore ferito, 1977). .
Completamente opposta è l'analisi che un grande pittore del neorealismo come Renato Guttuso compie sul gioco del Calcio. Inizialmente, siamo negli anni sessanta, i soggetti sportivi sono pretesti per illustrare la realtà sociale italiana in tutti i suoi aspetti, anche quelli politicamente meno impegnati. Ma Guttuso riconosce l'impegno e quindi la dignità dell'esistere anche allo sport e in primis alle discipline più popolari quali il calcio e la boxe. Cosa interessa Guttuso: catturare l'azione dei calciatori, spesso isolata, per renderne la tecnica operativa, l'esercizio muscolare e l'azione sportiva. Anche se in gruppo, i suoi calciatori non sono caratterizzati fisionomicamente, sono estranei tra loro e tanto più lo sono al pubblico che li osserva (Calciatori, 1965). Anche la Folla sportiva (1965), e non poteva essere altrimenti in un artista come Guttuso, colta nei suoi svariati e curiosi atteggiamenti, diventa protagonista assoluta in due grandi pannelli che ne esaltano la forza espressiva e che sono un altro dei momenti del Calcio, momento che il pittore guarda a parte, spia quasi nascosto al suo interno. Nel 1982, allorché la vittoria degli azzurri nei Mondiali di Spagna entusiasmò intellettuali ed artisti intorno al tema, Guttuso si cimenta in una grande composizione, Ritmi di Calciatori, per la quale esegue decine di studi preparatori; sono, anche in questo caso azioni isolate, tutte però protese alla conclusione: il goal o la parata. Si tratta di una celebrazione del Calcio e di un omaggio a quei calciatori divenuti mitici personaggi dello sport internazionale, Zoff, Zigo, Falcao, nell'ottica del rapporto diretto con il reale e non con la farsa. E' un omaggio all'epopea calcistica, saga di quell'aspetto della modernità italiana, sano e popolare.
Concentrata sull'azione che elude, fino ad escluderla, la forma è l'opera scultorea di un artista che ha operato fuori dai grandi circuiti espositivi e che molto si è dedicato ai temi sportivi, il versiliese Ugo Guidi. Il Portiere del 1963, realizzato in tufo, è una efficacissima sintesi di movimento e azione in una dimensione ridotta. Stesso felice effetto ludico mantengono le piccole terrecotte, Calciatore e Calciatori, del 1972. .
In quegli stessi anni sessanta in cui Maselli e Guttuso elaboravano dal dato reale i loro differenti approcci al tema sportivo, Dino Boschi apriva il suo ciclo sui calciatori e sulle partite di Calcio; le sue sono composizioni che emulano quelle diffuse dai mass-media nel ruolo di immagini-simbolo, proiezioni della tensione collettiva del gioco e tendono a porre in luce la spersonalizzazione del singolo individuo e la sua riduzione a uomo-numero in nome di una azione che, essendo di gruppo, annulla l'individualità e diviene perfetta esecuzione tecnica, accettata universalmente (L'Urlo, 1964; Uomini e numeri, 1965). Già nel 1967, con l'inizio dei motivi del reticolato oltre il quale sono posti gli spettatori (Osservanti li definisce l'artista), Boschi pone l'accento sulla massificazione del pubblico di fronte all'evento sportivo e sulla sua muta assoggettazione a ciò che succede sul campo. Il pallone è l'idolo, il solo protagonista dell'evento sportivo, mentre l'arena dove si consuma il moderno sacrificio umano non è sul prato verde, piuttosto oltre gli spalti, dove un pubblico anonimo segue succube lo spettacolo. All'inizio degli anni settanta la tematica dello Stadio assurge, nelle Pale laiche di Boschi, a rituale drammatico, quasi religioso, regolato da una vera e propria liturgia di gesti e azioni. Quella di Boschi è partecipazione polemica; nel 1979 l'artista verrà invitato ad esporre alla rassegna "La violenza delegata" sul tema della violenza negli Stadi. .
Anni cinquanta: il dopoguerra cede piano piano il posto alla normalizzazione; il Calcio si vive sempre di più fuori dagli Stadi ufficiali, in spazi improvvisati, dove l'evento sportivo assume carattere di popolarità quasi rustica, di semplicità agonistica, di gioco-passatempo della domenica. I dipinti di Giovanni Omiccioli (Partita di calcio in periferia, 1949) e di Mimì Quilici Buzzacchi (Giochi, 1952) respirano un'aria quasi naïf, di riconciliazione dell'evento sportivo con la vita di tutti i giorni, nella quale comincia ad entrare così di sottecchi come divertimento fuori dell'agóne, come bisogno fisico e psicologico di svago, tutto immerso nel povero paesaggio campestre che fa da dichiarato contesto. .
Si tratta per il gioco del Calcio di una rinascita dal basso, dopo quei fasti gloriosi che si erano intrecciati con quelli del regime politico che ha governato l'Italia dagli anni venti agli anni quaranta e che avevano visto la conquista del primo Campionato Mondiale di Calcio nel 1934 e del secondo nel 1938; nel 1936 l'Italia aveva anche vinto il titolo olimpico della specialità alle Olimpiadi di Berlino. .
Indubbiamente, durante quel ventennio, non solo il Calcio ma tutte le discipline sportive acquisiscono in Italia grossi risultati quanto a formazione degli atleti e ad organizzazione dell'attività sportiva in generale. Questa è considerata fin dall'inizio come necessaria alla crescita fisica e morale della popolazione. L'intenzione è di temprare fisicamente gli italiani attraverso un programma educativo che darà vita ad espressioni quali: "l'atleta è l'esponente massimo, è l'espressione più sublime della vitalità di un popolo", "la preparazione della nostra gioventù è fatta per ringagliardire la razza" e "lo sport dell'era fascista è suscitatore di energie e di volontà, scuola di generosità e di ardimento"3. L'educazione allo sport viene organizzata attraverso l'OND, Opera Nazionale Dopolavoro, istituita nel 19254 con l'obiettivo di sviluppare le capacità fisiche e intellettuali dei lavoratori. Nel 1926 viene poi istituita l'ONB, Opera Nazionale Balilla5 "per l'assistenza e l'educazione fisica della gioventù" (nel 1937 sarà sostituita dalla GIL). Nel 1927 viene anche redatto lo Statuto del Comitato Olimpico Nazionale (CONI) che, esistente già dal 1914, è ora indirizzato a "coordinare e promuovere le libere attività nazionali nel campo dell'educazione fisica e sportiva"6. Il CONI viene pertanto ad assumere la guida e l'organizzazione di tutte le associazioni sportive sul territorio nazionale riconosciute e istituite dallo Stato. Il 30 dicembre del 1928 è, inoltre, pubblicata la "Carta dello Sport", che definisce i compiti dei vari enti e ne coordina i rapporti. Questo complesso ma chiaro e puntuale programma di educazione all'attività sportiva abbracciava anche le Università, con la creazione dei GUF (Gruppi Universitari Fascisti), che hanno il pieno riconoscimento nel 1926 e l'anno seguente si coordinano con il CONI. Tra le svariate specialità sportive previste nei programmi dei GUF c'era, ovviamente, anche il gioco del Calcio. Ogni manifestazione sportiva, va detto, era accompagnata da una esposizione artistica con carattere anch'essa competitivo e pure le Olimpiadi, alle quali l'Italia partecipa in quegli anni in modo consistente e anche conseguendo brillanti risultati, comprendono una sezione artistica ispirata allo Sport. Contestualmente vengono organizzate rassegne sul tema sportivo autonome, cui partecipano artisti delle nuove generazioni ma anche di quelle passate; è del 1936 e si tiene a Roma ai Mercati Traianei la prima Mostra Nazionale d'Arte dedicata allo Sport, primo riconoscimento nazionale alla dignità dei temi sportivi in arte. La stessa mostra andrà a Berlino, al seguito delle Olimpiadi ospitate in quello stesso anno nella città tedesca. La seconda edizione della Mostra dedicata allo Sport è del 1940; al tema dell'educazione sportiva della gioventù italiana è anche dedicata la terza edizione del Premio Cremona del 1941. Contemporaneamente dalla fine degli anni venti e, in modo sempre più fitto, durante tutti gli anni trenta e i primi quaranta, figure di atleti impegnati nelle varie discipline, da soli o in gruppo, realizzati su tela o in gesso e bronzo, si susseguono sulle passerelle delle svariate manifestazioni artistiche promosse dai Sindacati Belle Arti a livello provinciale e regionale in quasi tutte le maggiori città italiane. Ma neppure la Quadriennale romana ne è esonerata e così la Biennale di Venezia. Nell'edizione del 1928 vengono esposti i Giocatori di calcio di Massimo Campigli, un bel dipinto in cui l'attenzione è soprattutto concentrata sul ritmo e sulla partizione geometrica della composizione, piuttosto che sul dinamismo intrinseco del gioco. Alla stessa rassegna il pittore siciliano Pippo Rizzo espone La partita di football (del 1927, ora dispersa).
Una ricerca analitica condotta sui cataloghi delle rassegne dell'epoca ha permesso di individuare tutte le opere, tra i diversi temi sportivi, dedicate al tema del gioco del Calcio in particolare: un numero abbastanza consistente di dipinti e sculture; di una discreta parte di essi si sono potute rintracciare le collocazioni attuali. Per questa mostra è stato, pertanto, possibile delineare una sezione di opere degli anni trenta che rappresenta un insieme davvero straordinario di pezzi poco o affatto conosciuti, realizzati da artisti quasi o del tutto dimenticati, di estremo interesse per cogliere la vitalità espressiva e lo spirito di autentica attenzione all'evento sportivo negli anni in cui si riscuotevano i primi esaltanti successi e si radicalizzava l'organizzazione dello sport a livello nazionale. .
I Calciatori di Giuseppe Montanari, una fitta composizione in cui l'evento sportivo si inserisce nell'ambiente urbano, simboleggiano già l'appartenenza del Calcio alla vita quotidiana; il dipinto è esposto per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1930 e qui viene acquistato dallo Stato per la Galleria Nazionale di Roma. Un Calciatore del fiorentino Mario Moschi, fermato nel suo potente portarsi avanti la palla, viene anch'esso presentato alla stessa Biennale e un altro è esposto a quella del 1934. Nel 1936 questo è presente anche alla Prima Mostra d'Arte Sportiva a Roma e a Berlino, nella rassegna artistica che accompagna le Olimpiadi, riceve la menzione d'onore; farà da modello per il monumento allo sport di quella città. Al mitico "goal-keeper" della Lazio Ezio Sclavi è dedicata l'opera di Corrado Cagli del 1931 Portiere, di grande, epica intensità; anche Giacomo Manzù, nella terracotta Il portiere realizza nello stesso anno un omaggio al famoso giocatore del Genoa De Prà, tra l'altro eseguendo una delle sue poche opere ispirate ad un realismo di tipo quotidiano. Anche Francesco Messina aveva dedicato nel 1927 al portiere De Prà un bronzo che lo vedeva ritratto in parata ascensionale. .
I Calciatori di Ercole Drei, due atleti idealizzati, che calciano la palla con cadenzato ritmo classico, partecipano nel 1931 alla Promotrice di Belle Arti di Torino (III Sindacale Regionale) e l'anno seguente figurano nella sezione artistica che accompagna le Olimpiadi di Los Angeles, dove l'opera riceve la menzione d'onore. La Folla sportiva di Antonio Traverso, piccolo affresco del tifo popolare, viene esposta alla IV Mostra Sindacale di Genova del 1933. Del 1934, anno della vittoria dei Mondiali di Calcio è il più famoso dipinto Partita di calcio di Carlo Carrà; nota anche con il titolo di sapore cronachistico di Sintesi di una partita di calcio; l'opera viene esposta alla II Quadriennale di Roma del 1935. Nella stessa occasione viene presentato anche Piccoli calciatori di Carlo Socrate, eseguito nel 1929, delicato e intimista doppio ritratto in tenuta calcistica dei figli dell'artista, e In finale di Armando Barabino7, il quale offre una versione di calcio di periferia che, nella sua genuinità compositiva di sapore naïf, riporta all'aspetto più popolare del gioco del pallone.
In quella stessa Quadriennale figura un altro significativo dipinto su quella che, dopo la vittoria del titolo mondiale, è già divenuta passione quotidiana, Ragazzi che giocano a football di Mario Mafai. Il tema del gioco del pallone inquadrato nella realtà di tutti i giorni e vissuto come sano passatempo fanciullesco era tuttavia già stato trattato dall'artista nel 1932 in due dipinti che hanno per protagonisti due ragazzi nudi con palla: l'uno l'ha accanto, l'altro in mano8. Un altro significativo artista della Scuola romana, Guglielmo Janni, aveva voluto ricordare i giocatori della Nazionale italiana campione del mondo in un dipinto, Giocatori, che tra l'altro figurava sulla copertina del catalogo di una sua personale alla Galleria romana La Cometa9. .
Alla VII Sindacale di Torino del 1935 partecipa Giovanni Riva con l'omaggio al mitico portiere Combi nel gesso (poi fuso in bronzo) La parata, mentre nell'edizione del 1936 è presente l'altro tributo al famoso portiere della Juventus, eseguito da Antonio Zucconi, opera di estremo vigore e audacia compositiva. .
La tematica dello sport nell'arte, che episodica negli anni venti era diventata un banco di prova per molti artisti durante gli anni trenta10, appassiona anche la stampa del settore e mentre su "Il Littoriale", nel 1932, a commento dell'esposizione biennale veneziana, Alberto Spaini aveva sottolineato come gli artisti ancora si "disinteressassero" dello sport perché in genere insensibili alla vitalità, all'azione11, nel 1935 Lando Ferretti, letterato e sportivo, su "Lo Sport e la Quadriennale di Venezia" poteva già formulare il canone cui avrebbero dovuto ispirarsi gli artisti nell'affrontare i temi sportivi: l'arte classica nella tecnica e "la vita che li circonda" nell'espressività dei volti e dei gesti; in sostanza naturalezza e immediatezza comunicativa; tra le immagini che illustrano il testo di Ferretti figurano Partita di calcio di Carrà e In finale di Armando Barabino 12. Anche nell'ambito della prima manifestazione artistica di soggetto esclusivamente sportivo, la Mostra Nazionale dello Sport tenutasi a Milano nel 1935 ed organizzata dall'abile promotore e collezionista sportivo Alberto Bonacossa, una sezione era ovviamente dedicata al calcio. Con grande passione e competenza, si occupò di tali manifestazioni anche Bruno Zauli, che oltre a far quasi sempre parte del comitato organizzativo delle rassegne, ne commentò ampiamente i principi ispiratori e i contenuti su varie testate giornalistiche dell'epoca. Il commento di Zauli di fatto accompagnò l'idea che l'opinione pubblica si stava facendo dello sport; egli prese parte anche all'organizzazione di quella che fu la Prima Mostra Nazionale di Arte Sportiva tenutasi a Roma nel 1936. Il suo scritto su "Il Littoriale" del 7 febbraio 1936 tende a delineare le caratteristiche formali della pittura e scultura di stile "novecento" dedicata allo sport: figure in cui la muscolatura e anche la concentrazione dei volti è in relazione all'effettivo sforzo fisico e non succube del vuoto esibizionismo dell'arte antica; si tratta della raffigurazione degli atleti moderni, anzi del moderno modo di concepire lo sport, non come mero sforzo fisico ma come disciplina fisica e psichica insieme. Quale migliore esempio di questo assunto nelle opere dedicate allo sport dal disegnatore-illustratore Ottorino Mancioli? Lo studio anatomico del corpo in movimento e la partecipazione intellettuale dell'atleta allo sforzo fisico determinano nelle sue tempere un segno deciso, che mira a rendere in una visione dinamica l'azione sportiva, raggiungendo la massima espressività attraverso l'estrema sintesi formale. Nelle opere da Mancioli dedicate al Calcio, per lo più raffiguranti portieri, è resa con forte caratterizzazione la concentrazione del gesto e del pensiero durante l'azione della parata. Sportivo egli stesso e illustratore di numerosi sketches di partite di calcio sulle riviste sportive dell'epoca, Mancioli vive in prima persona l'impulso innovativo dato all'educazione sportiva negli anni trenta e interpreta nel modo più moderno la nuova figurazione sportiva annunciata da Zauli nei suoi scritti. Si tratta, a ben vedere, di quello stesso slancio ideale dovuto all'ansia di raggiungere traguardi apparentemente irrangiugibili nella lotta dell'uomo contro la forza di gravità e contro il tempo di cui scriveva in quell'epoca un altro cultore e cantore delle discipline sportive, Raniero Nicolai13.
Quello stesso slancio è tuttavia risolto secondo un linguaggio surrealista da Enrico Prampolini che, nel 1936, realizzando l'opera Angeli della terra sospinge l'azione calcistica in un'atmosfera rarefatta di dimensione cosmica, dove un universo di segni e traiettorie delinea una partita giocata in maglia azzurra. Il dipinto di Prampolini fa parte di un trittico che ha per tema i "Miti dell'azione" e che viene esposto alla Prima Mostra Nazionale d'Arte Sportiva, destinata poi a rappresentare l'Italia alle Olimpiadi di Berlino14. Ma si tratta certo di un'"eversione" poetica rispetto alle posizioni ufficiali in merito alla rappresentazione artistica. .
Rinnovare, in nome di quel nuovo umanesimo declamato da Nicolai, le regole figurative di un'arte sportiva consapevole era l'esigenza maturata dall'aver inteso l'attività fisica come uno degli insegnamenti fondamentali per le future generazioni di italiani. Un atteggiamento che prendeva necessariamente le distanze da quanto, e fino a tutti gli anni venti, nel campo della rappresentazione artistica si era fatto sulla ricerca dell'equilibrio tra forma e movimento, tra realtà e suo superamento in visioni sintetiche spazio-temporali. Da quanto, in sostanza, aveva fatto il Futurismo nella sua piuttosto lunga gestazione di visioni simultanee di corpi in azione e in relazione di scambio di energia con l'ambiente. Nel 1928 l'aeropittore futurista umbro Gerardo Dottori dipinge una Partita di calcio in cui l'azione di gruppo è inserita in una sorta di vortice di velocità che interagisce con i fasci luminosi della luce solare; lo slancio dei calciatori verso l'alto sostanzia l'indiscutibile unione tra l'azione umana e la sfera naturale, ben caratterizzata dagli alberi delle quinte, la cui forma circolare ribadisce la concentricità della composizione. Gli schizzi che preludono al dipinto, realizzati nel 1927, recano il titolo di Appunti allo stadio; essi, nella essenzialità cronachistica del segno a matita, rendono la viva partecipazione intellettuale dell'artista al tema, la stessa che è sottesa a tutte le altre opere raccolte per questa mostra; è per questo suo approccio immediato all'argomento che il titolo dei disegni di Dottori è stato adottato per questa rassegna. .
Anche il Calciatore del futurista siciliano Giulio D'Anna, realizzato nel 1930, mostra la massima concentrazione sul gesto del calciare la palla e, attraverso l'estrema analisi della struttura muscolare dell'atleta in movimento, di boccioniana memoria, trova quel comun denominatore della forma circolare che sostanzia l'unione virtuale di uomo-pallone-atmosfera. Il virtuosimo formale di D'Anna si ripete nell'olio dello stesso anno, dove anzi si definisce come sigla stilistica autogenerantesi. La ricerca di una compenetrazione tra figura e spazio si risolve, invece, in una attrazione della figura del calciatore all'interno della scomposizione prismatica di luce-atmosfera nella contemporanea aerografia di Ivanhoe Gambini. La linea aerofuturista è quella percorsa dal bolognese Tato (Guglielmo Sansoni) quando affronta il tema del calcio in Sport nel 1930: riprendere l'insieme della partita nel suo svolgersi all'interno dello stadio è l'obiettivo dell'aeropittore; visione privilegiata di un evento corale ma non urlato, delineato nei particolari e scandito dal ritmo dei calciatori che, piccolissimi, conducono il gioco tra l'attesa del pubblico; un colpo d'occhio di grande impatto emotivo, che blocca nel suo farsi l'azione. Un altro dipinto, questo del 1936 e di un altro futurista Enzo Benedetto, affronta la tematica non nel segno della sintesi bensì in quello della durata spazio-temporale. Il contrasto aereo tra due giocatori raffigurato da Benedetto in Calciatori è un'azione che genera l'eco di se stessa nel reiterarsi del movimento dei due atleti e delle linee circolari che lo accompagnano. .
La "propagazione dell'onda d'urto" presente nell'opera di Benedetto è simbolica della durata del movimento; quella che, invece, è raffigurata nei due dipinti del piemontese Enrico Castello dell'inizio degli anni venti, è ancora, secondo un modo di sentire più vicino alle sorgenti del Futurismo, la sintesi di tutti gli istanti in cui si compie l'azione. In Calciatori i due antagonisti si contendono il pallone davanti alla porta; la visione si concentra su di essi, mentre il ripetersi delle sagome del pallone e della porta rendono la simultaneità cui tende la velocità dell'azione stessa. La medesima progressione fotogrammatica ferma, mantenendone intatto l'iter cinetico, il gesto di parata del portiere nell'altra opera di Castello. Sempre nel 1920, Marcello Baldessari dipinge Giocatori di pallone, in cui le due figure dell'attaccante e del portiere si costruiscono sulle diagonali che attraversano il dipinto e che accompagnano verso sinistra, ovvero verso la porta, il movimento del giocatore che sta portando il pallone al goal. Lo stile di Baldessari tiene conto non solo dei principi futuristi di simultaneità ma anche di evidenti suggestioni cubiste e costruttiviste, allo stesso modo di Emilio Notte, che sempre nel 1920 costruisce la sua Partita di pallone per chiazze di colore che simulano vuoti e pieni, spazio e personaggi, secondo una visione che si allontana anche dal Cubismo per attingere direttamente alla strutturazione cézanniana dell'immagine. .
Paradossalmente, un altro esponente di spicco del futurismo, Fortunato Depero, in due disegni del 1920-1921 dal titolo Giocatori di pallone, elabora una composizione che elude qualsiasi schema o principio futurista e si riallaccia direttamente alle radici rinascimentali della rappresentazione del gioco del Calcio. Forse intrigato proprio dalla conoscenza diretta di opere d'arte ispirate dal trattato De Arte Gymnastica di Gerolamo Mercuriale del 1557, illustrato nell'edizione del 1573 da xilografie di Pirro Ligorio15, Depero analizza attaverso l'articolazione di "manichini" gli atteggiamenti più che i movimenti dei giocatori. Solo nel secondo disegno, il più grande, compaiono chiaramente la porta e il portiere e le figurette si sciolgono in atteggiamenti più liberi, anche se sempre controllati dalla penna dell'artista. E' evidente che l'interesse di Depero non è sul gioco del Calcio in quanto sport moderno; la sua curiosità muove dalla ricerca di nuove iconografie e si concentra sul cadenzato ritmo ludico che caratterizzava il gioco del pallone nell'antichità, in cui le regole concedevano di portare avanti il pallone non solo con i piedi ma anche con le mani; uno sport vissuto non come agonismo ma come sano e ricreativo esercizio fisico. .
Giunti così all'epoca in cui si collocano le prime opere esposte in questa mostra, è d'obbligo richiamare alla memoria quelle che sono state le prime espressioni "moderne" del tema calcistico nell'arte italiana d'inizio ventesimo secolo; mi riferisco all'ambito futurista e, ovviamente, al famoso dipinto di Umberto Boccioni Dinamismo di un footballer del 1913. L'opera, che purtroppo non è stato possibile avere in mostra, è senza ombra di dubbio la prima maglia di una catena che abbiamo visto snodarsi per tutto il secolo e che evidenzia quanto questa particolare disciplina sportiva abbia ispirato gli artisti italiani, nelle pur svariatissime interpretazioni. E' chiaro che Boccioni non aveva altro obiettivo che realizzare la sintesi di un'immagine in movimento e certo la figura dell'atleta, nel suo turbinoso correre dietro il pallone, incitata da una forza propulsiva capace di sfidare le dimensioni temporali e spaziali, era estremamente adatta allo scopo. Boccioni ne esegue anche uno studio preparatorio a tempera di ridotte dimensioni. La sintesi futurista si realizza in pieno: nella sfolgorante visione, la scomposizione della figura del calciatore non consente più di individuarne le membra; essa si è fusa con lo spazio che ha attraversato e spazio e figura mantengono la loro concretezza in una più libera composizione, in cui anche la luce entra, materia quanto lo spazio e quanto la figura, a scomporre anche i colori. L'opera di Boccioni fa parte di una serie dedicata tra il 1913 e il 1914 al movimento umano come risultato dell'azione di masse muscolari16, che rappresenta il parallelo della poetica boccioniana sul movimento della macchina; il trait-d'union tra le due sfere è proprio la concezione dello sport in senso moderno, come energia fisica pura, tensione che sfida la legge di gravità e mira ad eguagliare le regole della meccanica.Il gioco del Calcio ha offerto, quindi, non pochi spunti e non poche occasioni agli artisti; che sia per il cinetismo concitato, che sia per la perizia della tecnica atletica; che sia per il senso di appartenenza ad un immaginario collettivo che vive l'incontro calcistico come catartica esaltazione o come profonda crisi dell'individualità, questo sport ha certo esercitato un grande fascino e ha indubbiamente contribuito a creare iconografie, stili e iconologie nuovi e differenti nella sfera dell'arte. E continua ancora a farlo, se possiamo oggi, in occasione dei Mondiali di Calcio 2002, contare su due opere realizzate appositamente per questa esposizione: Azione di Sandro Chia, immagine digitale di grande suggestione che "ferma" un contrasto aereo tra giocatori, e Omaggio ai Mondiali di Ezio Gribaudo, delicato viaggio fantastico in Estremo Oriente sul tema