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| Thayaht Firenze, 1893 - Marina di Pietrasanta, 1959
Pseudonimo di Ernesto Michahelles, ideato per essere letto come un palindromo.
Pittore, scultore, designer, era figlio di un uomo di affari di origine
tedesca e di un’anglo-americana, nipote dello scultore Hiram Powers.
Si forma nell’ambiente artistico fiorentino. Nel 1918 si reca
a Parigi, dove frequenta l’Accadèmie Ranson e disegna abbigliamento
femminile per la casa di moda Madeleine Vionnet. Insieme al fratello
Ruggero (in arte Ram), nel 1919 lancia a Firenze un nuovo abito maschile,
che abolisce la distinzione tra pantaloni e giacca, da lui chiamato
“tuta” e che avrà una vasta diffusione. Studia poi
geometria dinamica e colorazione scientifica all’Università
di Harvad e si dedica alle arti applicate. Tornato in Italia, espone
alla I Mostra di Arte Decorativa di Monza nel 1923 (mobili, metalli
e stoffe) e nel 1927. Alcuni suoi lavori in una speciale lega di alluminio
da lui ideata sono presentati dalla rivista “Domus” (n.
6, 1928). Pubblica nel 1929 disegni e scritti su “Moda”.
Dal 1929 espone con i pittori futuristi alla mostra della Galleria Pesaro
di Milano, alla Biennale di Venezia del 1930 (poi nelle edizioni del
1932, 1934, 1936), alla Quadriennale di Roma del 1931 (sculture); nello
stesso anno organizza con Antonio Marasco la Mostra Futurista alla Galleria
d’Arte di Firenze e partecipa alla I Mostra d’Aeropittura
a Roma. A seguito di un articolo di Ezra Pound sulla scultura futurista
uscito nel 1931 su “Indice”, Thayaht pubblica un suo testo
sulla riproduzione di un oggetto tridimensionale in movimento su un
piano mediante una tecnica da lui ideata e che chiama “traiettiva”.
Nel 1932 Antonio Maraini e Marinetti pubblicano il testo critico Ernesto
Thayaht scultore, pittore, orafo. Collabora alla sala ideata da Prampolini
con il progetto Stazione per aeroporto civile alla Triennale di Milano
del 1933 (e poi a quella del 1936). Nel dopoguerra si dedica quasi interamente
agli studi di astronomia. Una mostra personale, con opere dal 1913 al
1940 è allestita alla Galleria Daverio di Milano nel 1976. Ha
svolto una cospicua attività anche nel campo della scenografia
e della fotografia.
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