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| Giacomo
Manzù Bergamo, 1908 - Ardea, 1990
Dopo una prima formazione artigiana, frequenta a Bergamo la Scuola di
Plastica Decorativa e l’Accademia Cignaroli a Verona. Nel 1929
studia la pittura impressionista durante un soggiorno a Parigi. Si stabilisce
a Milano nel 1930, dove decora una cappella dell’Università
Cattolica. Entra in contatto con l’architetto Edoardo Persico
e con il gruppo di artisti anti-novecentisti raccolti intorno alla Galleria
Il Milione, in particolare Sassu, Birolli e Lucio Fontana. Con loro
espone alla Galleria di Milano e alla collettiva del Milione nel 1932.
La visione diretta della scultura di Medardo Rosso nel 1933 imprime
alla sua opera una svolta decisiva verso la modellazione in cera e lo
studio della luce. La formazione si completa a Parigi nel 1936 con lo
studio di Rodin, Degas, Maillol. Un viaggio a Roma nel 1934 gli ispira
la serie dei Cardinali, che attraverserò la sua produzione artistica
fino agli anni ‘50. La Galleria La Cometa di Roma gli allestisce
nel 1937 la sua prima mostra personale, con la presentazione di Carrà
(David; Donna che si pettina); nel 1938 è invitato alla Biennale
di Venezia. Partecipa alle due mostre di “Corrente” a Milano.
Profondamente toccato dalle dolorose vicende della guerra e della Resistenza,
elabora opere in cui l’ispirazione religiosa è connessa
alla riflessione storica: Pietà, Deposizioni, le Crocefissioni,
i Partigiani. Riceve il premio della Scultura alla Quadriennale di Roma
del 1943 e alla Biennale di Venezia del 1948. Una sua grande mostra
è organizzata al Palazzo Reale di Milano nel 1947. Dal dopoguerra
è sempre più impegnato nella scultura monumentale: nel
1950 vince il concorso per la Porta di San Pietro in Vaticano, il cui
tema iniziale Trionfo dei Santi e dei Martiri della Chiesa si tramuta,
per la sensibilità religiosa di Manzù e l’intervento
di papa Giovanni XXIII, in Porta della Morte (inaugurata 1964). Segue
poi la Porta dell’Amore per il Duomo di Salisburgo (1955-1958)
e la Porta della Guerra e della Pace per la chiesa di San Lorenzo a
Rotterdam (1965 - 1968). Esegue numerosi ritratti di papa Giovanni XXIII
e della moglie Inge Schabel. La sua attività nella scultura monumentale
continua ancora negli anni ‘70 con Il Grande Cardinale di Salisburgo,
l’altorilievo Giustizia e Pace per il Palazzo di Giustizia della
Comunità Europea a Lussemburgo, con il monumento Il Partigiano
dall’artista donato nel 1977 alla città di Bergamo. Fin
dai suoi esordi, Manzù ha avuto una ricca attività come
incisore, pittore, medaglista, disegnatore di gioielli, scenografo teatrale.
Nel 1981 ha donato allo Stato italiano l’intera raccolta di opere
conservate nel suo studio-abitazione di Ardea, ora Museo Manzù
dipendente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna.
Esposizioni Rosso scultore Manzù scultore Sassu pittore, Galleria delle Tre Arti, Milano, 1934, n. 6; Manzù - Mostra Antologica, Palazzo Reale-Arengario - Museo del Duomo, Milano, 1988-89; Football - I domini del calcio, Spazio Peroni, Roma, 1990. Bibliografia C. De Micheli, Manzù, Milano 1971, p. 37 tav. 4; Mostra Antologica, Milano, Palazzo Reale-Arengario - Museo del Duomo, 1988-89, n. 15; Football - I domini del calcio, cat. mostra, Roma, 1990, p. 219 n. 122. |
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