Emilio
Notte
Ceglie Messapico, Brindisi, 1891 - Napoli, 1982
Con la famiglia si trasferisce a Sant'Angelo dei Lombardi, in provincia
di Avellino, dove frequenta il liceo e contemporaneamente si iscrive
all'Accademia di Belle Arti di Napoli; il direttore, Vincenzo Volpe,
notandone le straordinarie qualità artistiche, gli concede uno
studio privato all'interno dell'Accademia. Durante il soggiorno napoletano,
conclusosi nel 1907 con il trasferimento in Toscana, il pittore ha scarsi
contatti con il mondo artistico locale erede della gloriosa tradizione
ottocentesca; gli unici rapporti stretti a Napoli sono quelli con Michele
Cammarano.
La famiglia si trasferisce poi a Prato; qui il giovane artista consegue
la maturità classica e frequenta con regolarità le lezioni
all'Accademia di Firenze. Allievo di De Carolis e Sartorio, ha modo
di apprendere i preziosi insegnamenti di Fattori, Viani e Magni. L'ambiente
fiorentino risulta estremamente vivo e stimolante per Emilio Notte che
non trascura di studiare anche la pittura del Quattrocento, di cui ammira
il canone di ordine universale. Esordisce con opere dalle tematiche
complesse e socialmente impegnate, che svelano l'adesione alla cultura
europea di inclinazione socialista, riscontrabile nella "deformazione
espressionista" dei soggetti rappresentati.
Alla Biennale di Venezia del 1909 l'artista, ancora diciottenne, espone
due opere Le Parche e Gli idolatri e altrettante ne presenta all'edizione
1912 Gli Idioti e Feticismo. Alla Promotrice fiorentina del 1910 partecipa
con I poveri di Prato, Funerale e Donne che pregano.
Notte è assiduo frequentatore dei circoli intellettuali di Firenze
e dei caffè più in vista della città, come il Pasckowsky
e il Giubbe Rosse. Con Binazzi, Soffici, Papini, Campana e Palazzeschi
allarga il proprio orizzonte di conoscenze e scopre, per la prima volta
nel 1912, la pittura di Cézanne. L'incontro che segna profondamente
l'artista, tuttavia, è quello con Boccioni; le nature morte,
che esegue a partire dal 1914, rivelano l'avvicinamento al movimento
futurista che diventa più rilevante l'anno seguente, con il trasferimento
a Firenze. La pittura di Emilio Notte resta legata ad una concezione
più classica dell'arte basata su principi costruttivi e geometrizzanti.
Predilige temi semplici come le vedute di città, che gli consentono
di gettare un occhio sulla vita di tutti i giorni, in una sorta di "realismo
umanitario".
Nel 1916 con Boccioni, Balla, Casorati, de Chirico e Spadini prende
parte alla Biennale di Venezia. Esporrà alle rassegne veneziane
anche dal 1928 al 1936 e dal 1940 al 1948, e vi avrà una sala
personale nel 1942.
Nel 1917 Notte firma insieme a Lucio Venna il manifesto teorico futurista
Fondamento lineare geometrico, pubblicato ne "L'Italia futurista"
del 21 ottobre. L'anno seguente i due autori firmano il manifesto futurista
antiastrattista, pubblicato solo negli anni Ottanta.
La Prima Guerra Mondiale impegna l'artista al fronte; poi si stabilisce
con la famiglia a Venezia. Tra il 1918 e il 1919 Notte si divide tra
la città lagunare e Milano, dove conosce Mario Sironi nel salotto
di Margherita Sarfatti, frequentato dai futuristi milanesi. Nel capoluogo
lombardo, in cui si trasferisce nel 1919, partecipa alla grande Mostra
Futurista ed inaugura la monografica alla Galleria Ballerin presentata
dalla Sarfatti. A Roma espone alla Casa d'Arte Bragaglia conquistando
la stima di Vergani, Oppo e Longhi. Nel 1920-1921 è presente
alla Mostra Futurista di Ginevra e negli anni 1921 e 1923 partecipa
alla I e II Biennale romana.
Vincitore del Pensionato artistico, nel 1922 si trasferisce a Roma.
Il pittore conosceva la città da anni e qui aveva partecipato
nel 1914 alla II Esposizione Internazionale d'Arte della Secessione.
Incontra gli amici di vecchia data e ne conosce di nuovi come Ferrazzi,
Drei, Martini e Colasanti. La produzione romana è contrassegnata
dal tipico realismo, comune a gran parte delle opere di Notte, con un
accento nuovo, si può dire "magico". Espone alle Quadriennali
della città dal 1931 al 1959. Ottiene l'insegnamento di Figura
Disegnata al Liceo Artistico di Roma. Insegna anche a Venezia (1924-1928)
e dal 1929 tiene le lezioni di Decorazione all'Accademia di Belle Arti
di Napoli. Dal 1945 al 1961 ha la cattedra di Pittura nello stesso Istituto.
Neanche ora Notte riesce ad inserirsi nel mondo elitario degli artisti
napoletani, ma il suo contributo di pittore colto e cosmopolita riesce
a scuotere dal torpore quell'ambiente chiuso e contribuisce all'apertura
di una finestra sull'universo artistico internazionale. Nella città
partenopea, tuttavia, Emilio Notte lavora con instancabile impegno,
come nel 1940 quando affresca l'Auditorium della Mostra d'Oltremare.
Gli anni Quaranta sono quelli più intensi di esperienze e scoperte
per l'eclettico artista, che passa attraverso lo studio degli Impressionisti
francesi e di Picasso del periodo rosa e di Guernica e non disdegna
la lezione neorealista dei murales messicani.
La prima parte degli anni Sessanta nota come "stagione di Vulcano",
dall'isola in cui l'artista suole trascorrere le vacanze estive, è
segnata da stilemi espressionisti alla Nolde.
L'ultima produzione del pittore è caratterizzata da una maggior
varietà tematica.
S.P.
2 - Partita di pallone, 1920
Olio su tela, cm 59,5x69,5
Collezione privata, Catania
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Esposizioni
A.M. Ruta, S. Ventura (a cura di) Aeropittori e futuristi a Catania, Catania,
1996.
Bibliografia
A.M. Ruta, S. Ventura (a cura di) Aeropittori e futuristi a Catania, Catania,
1996; M. Prisco, E. Crispolti, M. De Micheli, Emilio Notte, Macerata 1998.
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